Cronaca di un espositore sull’orlo di una crisi di nervi – la sua prima fiera ibrida*

“Eccoci, ci siamo, dopo un anno tra lockdown e eventi virtuali, finalmente oggi comincia la fiera, quella vera, quella fisica, dopo giorni di febbrile allestimento.

Il nostro stand è più bello che mai.

Che voglia di tornare ai fasti del mio piccolo mondo (fieristico)  antico, a quella attesa carica di adrenalina, a quelle giornate intense, alle serate con i clienti, agli incontri con i concorrenti, ormai amici, che rivedevo ogni anno.

In realtà, poi così fastoso non è: mi guardo intorno, lo avevo già visto dalla pianta e sentito dai rumors del settore, noi espositori siamo in meno.

Qualche amico e qualche concorrente ha mollato. La crisi ha picchiato duro, qualcuno non ce l’ha fatta o non ci crede.

Noi abbiamo accettato la scommessa, insieme agli organizzatori, perché “o si riparte tutti insieme, o non ce n’è per nessuno.

Lo facciamo per il nostro business, per il nostro settore e anche per il nostro paese – siamo una community, siamo il Made in Italy, e la fiera è la nostra casa, la nostra vetrina, la nostra speranza di rilancio” è quello che ci siamo detti.

Ma i visitatori? Saranno meno, gli esteri di sicuro…

Ma quanti meno? Nessuno lo sa.

Qualche parola scambiata con i vicini, distanziati, mascherati… Rigorosamente 1 persona ogni 4 mq: noi siamo meno allo stand, per forza, per poter accogliere, si spera, qualche visitatore in più.

I commerciali, il marketing, i tecnici, il direttore.

Come faremo a controllare davvero il flusso di ingresso allo stand? Funzionerà quanto ha pensato il marketing?

Certo gli organizzatori si sono inventati di tutto per accompagnarci in questo ritorno in fiera che, ci dicono, sarà ibrida.

Perché dall’accelerazione verso il digitale di questi mesi non si torna indietro, e anzi, la si sfrutta per organizzarci meglio e per contattare chi in fiera non ci puo’ venire proprio.

Primo, ci hanno massacrato di comunicazioni invitando noi e i visitatori ad organizzarci il più possibile per appuntamenti; noi siamo italiani e, si sa, il rispetto degli orari non è proprio il nostro forte, ma dovremo abituarci, sennò sarà un gran casino, rischiamo di perderci visitatori.

Secondo, ci hanno messo a disposizione dei nuovi servizi on line per incontrare i buyers (quelli che ancora non si possono muovere dai propri paesi)  e  ci forniscono notizie esclusive su settore, insight, report su mercati esteri, con un invito esclusivo agli eventi di innovazione e contaminazione.

La mia iscrizione “premium” mi consente un livello di coinvolgimento e di engagement con l’ecosistema della mia industry integrando off-on line, si fa pagare piuttosto cara, ma ne vale la pena.

Poi ci sono i seminari “fastedu”, con formatori specializzati che a fine giornata ci raggiungono allo stand e erogano pillole di formazione lì, sul momento, di immediata applicazione: mi aiutano ad utilizzare al meglio gli strumenti di analytics che ho comprato, a scaricare i dati, mi assistono spiegando come ottimizzare la presenza in fiera, come “trattare” i dati appena acquisiti,  a cosa partecipare nei prossimi giorni .

 Penso che mi piacerebbe il livello “platinum”, che però si raggiunge solo dopo 10 presenze come espositori ad eventi organizzati dalla fiera, perché offre  la possibilità di ricevere i dati di come si muove il mio settore, ricavato dall’analisi dei bigdata delle attività web di tutti gli espositori, i termini più utilizzati nelle sessioni seminariali, i flussi dei visitatori, i trend co-generati.

 Come “marketing coso” i dati sono il mio pane quotidiano, ma al direttore interesserà se la fiera ci farà, o meno, vendere di più.

Analizzare le performance con l’aiuto di questi strumenti che mi mette a disposizione l’organizzatore mi consentirà di rispondere alla domanda.

Contestualmente i commerciali avranno il loro bel daffare a gestirsi i loro contatti, a preparare gli appuntamenti in stand e on line, a fare tesoro dei download, e poi, nel post fiera, dovranno fare tutti i follow up.

Mentre i tecnici parteciperanno ai seminari formativi delle varie giornate fieristiche, come hanno fatto on line in questi mesi.

Insomma, “io speriamo che me la cavo”, e menomale che la fiera è diventata anche partner digitale! “

Benvenuti alla fiera del futuro, che come l’Araba Fenice rinascerà dalle sue ceneri e avrà compreso come, nel Nuovo Mondo, i potenziali canali di ricavi saranno molto più vasti e articolati della semplice vendita di metri quadri.

Si farà pervasiva e ibrida, con l’ingresso delle tecnologie e delle nuove opportunità di analisi; della formazione continua, delle opportunità di insight sui mercati esteri, e-commerce, networking  e altro ancora.

Eccesso di immaginazione, o innovazione applicata al sistema fieristico?

Professionisti delle fiere, account ed exhibition managers, perché non proviamo a ragionare delle revenue streams del futuro nel nostro settore?

  • pensieri di un espositore immaginario

GianPaola Pedretti | gianpaola@fairlyfair.it

Emanuele Vicentini | emanuele@fairlyfair.it


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